INCONTRO CON IL MINISTRO

Nazionale -

In tutte le assemblee che si sono svolte  presso le Direzioni Territoriali  del Lavoro, a seguito degli attacchi mediatici e della recrudescenza, in questi ultimi mesi, delle aggressioni fisiche e verbali subite dagli ispettori del lavoro nel corso degli accessi ispettivi, è stata messa al centro  del dibattito da parte dei diretti interessati, tra le annose problematiche, quella  inerente alla  loro sicurezza, divenuta ormai un’emergenza.

L’incontro tra  il Ministro  Poletti e le OO.SS. sollecitato, oltre che dalle manifestazioni dei lavoratori,  anche da una intervista di fine maggio  rilasciata alla stampa dall’ex ministro  Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, in cui diceva: “…il ministro del Welfare dovrebbe ascoltare gli ispettori”,  finalmente c’è stato il 10 giugno.

            La nostra valutazione dell’incontro, soprattutto per ciò che attiene la sicurezza  del personale di vigilanza  durante l’espletamento delle proprie funzioni, è  comunque negativa.   

A meno di  ritenere sufficiente dotare gli ispettori di strumenti utili per la riconoscibilità della figura (tablet, distintivi con il logo del ministero, pettorine) o estendere la copertura assicurativa della polizza Kasko, su cui tra l’altro non c’è stata alcuna “assicurazione”,   per renderli più autorevoli e degni di rispetto  e permettere loro di esercitare con maggiore serenità e sicurezza   l’ attività di controllo.

Insomma, non solo non c’è  parsa  esservi la volontà politica  di mettere in discussione il quadro normativo (giudicato dallo stesso ministro Poletti “contraddittorio”), a cominciare dalla   eccessiva semplificazione dell’attività ispettiva ridotta, con i c.d. “accessi sommari”, al semplice  recupero crediti, ma si continua a ritenere che l’unica via per trovare le risorse  finanziarie adeguate a rafforzare i sistemi  ispettivi e migliorare le condizioni di lavoro degli stessi ispettori, sia quella di destinare a tale scopo una parte degli introiti derivanti dall’inasprimento delle sanzioni riscosse (art. 14 D.L. “ Destinazione Italia”).

Quindi l’ispettore trasformato in  poco meno di esattore / gabelliere può sperare di ottenere una parziale risoluzione delle difficoltà rappresentate nelle mobilitazioni di questi mesi, proprio dall’essere  essenzialmente un esattore/ gabelliere.

 Aggiungiamo, paradosso nel paradosso, che il vertice politico del Ministero ha finora addirittura ignorato quanto proposto, dopo il suicidio di Eddy De Falco,  dal prof. Michele Tiraboschi,  noto giuslavorista ultra liberista, padre  insieme a Marco Biagi dello  “statuto del lavori”, più volte consulente del ministero del lavoro, punto di riferimento dell’ex ministro Sacconi e, non a caso,  oggi estimatore del Jobs Act di Renzi, e cioè di prorogare la decorrenza degli effetti sospensivi dell’unità produttiva, nei casi di oggettiva e grave difficoltà economica, a un  momento successivo non superiore a 30 giorni,  ovviamente una volta acquisita agli atti la prova della regolarizzazione  delle posizioni irregolari.

Non sarebbe certo la soluzione dei problemi legati alla sicurezza  degli ispettori, se per fare i numeri su cui si basa la loro valutazione individuale devono controllare e possibilmente sanzionare le piccole/piccolissime aziende, anche a conduzione familiare,  e nemmeno eliminerebbe la tragedia dei suicidi  degli imprenditori sull’orlo della chiusura e di una crisi di nervi, ma forse sarebbe un tentativo concreto per dare un po’ di fiato ai disperati come nel triste caso del giovane  panettiere di Casalnuovo: insomma sarebbe una toppa “utile” nell’emergenza.

Questa volta però la toppa, almeno finora, non è stata neppure presa in considerazione dai Boiardi di Stato: dura lex sed lex!  Eppure la proposta, corredata sul piano giuridico anche da una sentenza della Corte Costituzionale, viene  proprio da una personalità a loro assai vicina. Mah?

In merito poi all’ Agenzia Unica e alla necessità di unificare funzioni ispettive simili tra loro, se non addirittura identiche, ma frammentate in molti enti differenti, onde evitare la sovrapposizione dei controlli,  ne sentiamo parlare da troppo tempo, con tutte le opzioni più in voga e gettonate  nel momento in cui se ne parla.

            La verità è che ancora non esiste una efficiente ed efficace interconnessione tra le banche dati telematiche  delle DTL, dell’INPS, dell’INAIL, della GDF …. Si potrebbe cominciare da qui.

Roma, 13 giugno 2014

USB/PI Coordinamento Nazionale Lavoro e P.S.

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