DAL MINISTERO CAROTE PER GLI ISPETTORI ?

(IL TAVOLO DEL 25 SETTEMBRE)

Nazionale -

 

  

Il Ministero convoca il tavolo sindacale sulla questione dell’ispezione del lavoro e, senza essere in grado di dire nulla sul convitato di pietra che il governo ha piazzato in Parlamento (l’ emendamento che rimette nell’agenda del prossimo semestre l’opzione dell’agenzia per l’ispezione unica del lavoro), come se nulla stesse accadendo e come se gli stessi incarichi dirigenziali non avessero, come l’ispezione tanto sponsorizzata, vita breve (un anno), spariglia sul tavolo le carte che il ministero stesso aveva servito.

 

“Contrordine, attendenti ! Sulla questione dell’orario di lavoro avevamo scherzato e questo è il tris che ora vi serviamo.”

 

Diciamola tutta: che la questione dell’orario, svincolata dalla contrattazione e rimessa ad un tavolo di sperimentazione, sia finita nel cestino non può che far piacere.

E’ che vorremmo capire bene di che cosa si sta parlando.

In primo luogo il contesto.

 

C’è una riforma della Pubblica Amministrazione che traduce la presenza dello Stato sul territorio (quaranta Uffici Territoriali di Governo, uno per regione e gli altri nei territori a più alta intensità criminale) a questione di ordine pubblico mandando a farsi benedire (e per chi può, a comprarsi sul mercato) servizi e diritti dei cittadini – compresi quelli del lavoro.

 

C’è l’ipotesi che gira tra i bene informati  che prevede la riduzione a 18 delle DTL, in barba ad una riorganizzazione appena varata e i cui decreti attuativi rischiano di essere superati prima ancora di vedere la luce.

 

C’è una legge delega con cui il governo chiede al Parlamento una cambiale in bianco per fare o meno (qualcuno poi deciderà senza alcun ulteriore passaggio parlamentare) un’agenzia per l’ispezione unica del lavoro, senza dire come, quando, con quali modalità logistiche e strumentali, con quali risorse, con quale governance, con quale armonizzazione dei trattamenti normativi e contrattuali del personale, salvo, a questo proposito, precisare che l’operazione sarebbe senza onori aggiuntivi per lo Stato.

 

La domanda ci ritorna spontanea: ma di cosa stiamo parlando?

Comunque, anche se rischiamo di parlare di sesso degli angeli e ci sorge il sospetto che le carte distribuite il 25 siano finalizzate soprattutto ad ottenere la normalizzazione degli ispettori in agitazione, andiamo a vederle queste carte.

 

In primo luogo sulla questione della sicurezza e delle modalità operative imposte dal ministero e che sono la principale causa di “insicurezza” per gli ispettori. Silenzio assoluto.

Il nuovo direttore generale ha messo a terra tre assi:

-          Un’indennità  mensile fissa  per chi volontariamente mette a disposizione la propria vettura

-          Un’indennità per ogni chilometro percorso con la propria autovettura

-          Un’indennità per  chi volontariamente effettua il servizio in orari disagiati

In sostanza offre agli ispettori la monetizzazione del rischio.

Il problema è naturalmente il finanziamento che deve avvenire dalle maggiorazioni sulle sanzioni per un importo massimo di 10 milioni e dalle somme relative alla revoca delle sospensioni per un importo massimo anche in questo caso di 10 milioni.

Non solo. L’entità del finanziamento e la misura delle singole indennità dovrebbero venire calcolate annualmente sulla base delle somme introitate.

 

Come dire … volete il pizzo? E allora giù con gli accessi brevi e dalli al piccolo bottegaio!

 

In sostanza agli ispettori, visto che il bastone non ha funzionato, si mette avanti la carota per far tirare loro la carretta cui hanno ridotto l’ispezione del lavoro.

 

Ma, volendoci mettere solo per puro e semplice esercizio sul loro stesso terreno  (anche per impedire la solita tiritera sull’USB che fa  solo“politica”) e andando a vedere le carte per capire se siamo in presenza o meno di un bluff, troviamo qualcosa di interessante cui  il ministero ci deve qualche spiegazione.

In primo luogo ci hanno detto fino a ieri che non c’erano le risorse per fare fronte alle pur legittime

richieste del personale ispettivo.

 Visto che dalla Relazione sull’attività ispettiva per l’anno 2013 è desumibile in tutta prudenza (consideriamo che solo il 50% delle maxi sanzioni siano state pagate) un introito di oltre 41 milioni di euro, che fine hanno fatto i 20 milioni che si sarebbero potuti utilizzare?

 

Se, per ipotesi, nel 2014  si  dovesse assistere ad un caduta dei due terzi delle maxi sanzioni (e sempre con un pagamento su due delle stesse), del 50% delle sanzioni in materia di orario di lavoro, del 25% delle sanzioni in materia di sicurezza e del 60% delle revoche delle sospensioni, le somme a disposizione sarebbero comunque sufficienti per riconoscere un’indennità mensile di 150 euro ad ispettore per la messa a disposizione della propria autovettura, un’indennità aggiuntiva chilometrica di 0,25 euro per 1000 Km/mese ad ispettore; un’indennità oraria di 5 euro per il lavoro pomeridiano e serale di ogni ispettore nella misura massima del 20% dell’orario in servizio esterno e un’indennità oraria di 8 euro per il lavoro notturno nella misura massima del 10% dell’orario in servizio esterno.

Non solo, resterebbe anche il margine per un adeguamento assicurativo che copra anche i rischi che le vetture degli ispettori stanno correndo in questi giorni (Cagliari docet).

 

Quindi, anche mettendoci sul  loro terreno, cioè quello del “dove li prendo i soldi ?”, poiché in realtà il Ministero avrebbe la più che ragionevole certezza delle risorse necessarie non si può accettare  che proponga un accordo in cui risorse a disposizione ed entità delle indennità debbano essere contrattate sulla base dell’ “efficacia contabile” dell’attività ispettiva.

 

Non lo si può accettare perché questo spingerebbe l’attività ispettiva oltre il baratro sul ciglio del quale l’hanno spinta le politiche dei diversi governi che si sono succeduti e a farsi male saranno gli ispettori ed i lavoratori che gli ispettori dovrebbero difendere.

Agli ispettori le indennità vanno riconosciute per la funzione ed il ruolo sociale che sono chiamati a svolgere.

Ma i riconoscimenti economici non possono essere separati dal ripristino della dignità e dell’efficacia dell’azione ispettiva, unico reale strumento in grado di mettere in sicurezza l’incolumità degli ispettori del lavoro.

 

Roma, 26/09/2014

                                          USB/P.I. Coordinamento Nazionale Lavoro e P.S.

                          

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