Consulenze, formazione, arbitrati: la mutazione genetica degli ispettori del lavoro

Roma -

Le leggi ci sono, ci vogliono i controlli!

E’ questa la frase che accompagna, sui media, le morti sporche, quelle sul lavoro.

Le normative dell’ultimo periodo intervengono pesantemente proprio sui controlli per renderli meno efficaci limitando fortemente l’intervento sanzionatorio e di fatto vanificando parti importanti di leggi precedenti più rigorose, come il  recentissimo Testo Unico sulla sicurezza. Va detto che il decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 fu varato a quattro mesi dall’incendio alla Thyssen Krupp e un attimo prima della caduta del governo Prodi, un po’ tardi forse per occuparsi della sicurezza dei lavoratori e quanto basta per far dire al nuovo Governo che è stato scritto sull’onda dell’emotività e dunque va modificato.

Il ridimensionamento dell’intera attività ispettiva del Ministero del Lavoro è in atto già da parecchio tempo, oggi però ci troviamo di fronte ad un indubbio peggioramento visti gli sforzi del governo in carica per disinnescare dal Testo Unico gli articoli ritenuti più dannosi per le imprese, in perfetta sintonia con le indicazioni della presidente di Confindustria.

In estrema sintesi possiamo dire che come nel 1997 il “pacchetto Treu” ha  preparato la strada alla legge 30/03 che ha ulteriormente deregolamentato il rapporto di lavoro  rendendolo ancora più precario e  flessibile, così l’articolo 8 della legge 30, da cui il decreto legislativo 124 del 2004 ha portato all’odierno stravolgimento della funzione sociale degli ispettori, con l’obiettivo di renderli formatori e consulenti a pagamento delle imprese piuttosto che controllori.

Il conflitto d’interesse che potrebbe derivarne, insieme alla riduzione delle sanzioni, alla diffusione delle conciliazioni monocratiche preventive, alla fine del principio di indisponibilità di tutti i diritti previdenziali, ai contratti individuali,  al numero  sempre ridicolo degli ispettori, ai continui tagli alla spesa, rende praticamente impossibile  un’ attività di vigilanza   che   sia davvero tale facendo sì che l’Italia  mantenga e consolidi il primato dell’evasione contributiva, degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

L’organizzazione del lavoro all’interno degli Uffici centrali e periferici   è incentrata sulla produzione della quantità delle pratiche lavorate per incrementare i dati statistici finalizzati al raggiungimento degli obbiettivi, e sul  coinvolgimento del personale ispettivo in accessi più scenografici che realmente efficaci sul piano della deterrenza, in assenza  quasi ovunque di una programmazione non formale ma  seria, costante e capillare dei controlli sui territori, bene inteso nei limiti del possibile. In una parola l’organizzazione del lavoro è incentrata sulla propaganda e il “ far vedere che”  è ormai una  vera e propria ossessione per i dirigenti.

Diventa  perciò sempre più necessario per  questi ultimi poter contare sulla disponibilità assoluta del personale, il quale non deve mai porsi domande sul senso dell’attività che gli viene imposta  ma eseguire gli ordini impartiti di volta in volta, pena la valutazione individuale negativa con conseguente esclusione dai “premi” di produttività e dalle progressioni economiche. Tra i “premi” si  possono annoverare anche le assegnazioni da parte del Direttore delle Presidenze dei collegi arbitrali ormai estese anche al personale ispettivo e, nella prassi,  almeno a Roma, anche a quello amministrativo in qualità di segretari.

La scrivente O.S. ha sempre ritenuto pericoloso l’impiego degli ispettori e degli accertatori in attività non compatibili con la funzione propria, siano esse consulenze o arbitrati.  Il pagamento delle prestazioni da parte delle aziende, anche se al di fuori dell’orario di lavoro, con ogni evidenza indebolisce il ruolo di soggetto terzo degli ispettori e degli  accertatori del lavoro e  la diffusione di tali pratiche  è l’indubbio segnale  dello svuotamento in atto, e non da ora, della funzione di vigilanza. La professionalità  del personale ispettivo deve essere valorizzata nell’esercizio dell’attività di controllo e di tutela dei lavoratori e retribuita adeguatamente, cosa che a tutt’ oggi non avviene. Gli stipendi degli ispettori del Ministero del Lavoro sono di gran lunga inferiori agli stipendi degli ispettori dell’ INPS, dell’INAIL delle AUSL, nonostante l’incremento della discrezionalità e dunque della responsabilità individuale; l’indennità di missione resta offensiva; l’orario di lavoro festivo e notturno non viene pagato come tale e si rende sempre più necessario un accordo nazionale sull’orario di lavoro degli ispettori; gli accertatori, in ogni caso, sono e saranno retribuiti di meno rispetto ai colleghi ispettori  e le lista potrebbe durare ancora parecchio!  E su tali questioni, purtroppo, si registra l’assenza fattiva dei sindacati confederali.

La RdB è presente in tutte le lotte, vertenze, manifestazioni che hanno al centro della loro piattaforma la cancellazione delle leggi improntate a quella ideologia neoliberista che tanto sfacelo ha  prodotto e continua a produrre in tutto il mondo, sebbene  attraversata da una crisi senza ritorno.

La nostra coerenza e i nostri convincimenti ci impongono altresì, all’interno dei luoghi di lavoro ove siamo presenti, di non chiudere un occhio e l’altro pure sulle   varie forme,  anche in apparenza accattivanti, dietro cui si cela il progetto di smantellamento della Pubblica Amministrazione e di sottomissione di quel che di essa  resta alle esigenze delle imprese.

La Federazione Nazionale RdB ha pertanto trasmesso una  comunicazione - diffida al Ministro del Lavoro in carica, relativamente agli arbitrati, che alleghiamo al presente comunicato, ove si chiede che tale attività diventi quanto prima compito d’istituto.

 

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