USB richiede un incontro al ministro Catalfo

Roma -

All’ Onorevole Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Nunzia CATALFO

 

Oggetto: richiesta incontro.

Onorevole Ministro,

la scrivente O.S., a tre mesi circa dal suo insediamento in questo Dicastero, ritiene necessario un urgente incontro con la S.V. al fine di avviare un serrato confronto sulle tematiche relative alle politiche che riguardano il mondo del lavoro e alle condizioni del personale impegnato alle sue dipendenze.

In particolare, anche questa USB, dovrà, così come altri hanno già fatto, portarla a conoscenza delle difficoltà e del profondo disagio con i quali i lavoratori della sua Amministrazione stanno facendo i conti da più di un trentennio.

Tra il personale delle Pubbliche Amministrazioni, quello dell’ex Ministero del Lavoro soffre da sempre di una carenza cronica di fondi; carenza che non ha permesso di equiparare indennità (e, quindi, salario) ad altri Dicasteri; una carenza che ha impedito in gran parte di realizzare formazione e corrette progressioni di carriera.

Il malcontento che serpeggia all’ interno della nostra Amministrazione dipende da lustri di mancati riconoscimenti e, quindi, non dobbiamo stupirci che le nuove (poche) leve assunte, insieme a coloro i quali da più tempo lavorano, coltivino quale unico intento quello di abbandonare questa Amministrazione per approdare a più proficui lidi.

Forse potremo commentare che oggi, rispetto al passato, sia venuto meno quel “senso di appartenenza” che dovrebbe essere patrimonio di ogni dipendente dello Stato… ma, a nostro avviso, il “senso di appartenenza” è un sentimento che si costruisce e si coltiva e a costruirlo e coltivarlo devono essere le istituzioni e la politica.

Vede, Onorevole Ministro, chi venti, trenta o più anni fa, prendeva servizio in questa Amministrazione era convinto di appartenere a un Dicastero che doveva essere impegnato nella tutela dei lavoratori (da sempre la parte più debole della società produttiva). Nel prendere servizio in qualità di Ispettore del Lavoro, di addetto al collocamento, di funzionario o di semplice impiegato amministrativo vi era l’impressione di essere parte attiva di un progetto politico che fosse utile ai soggetti più esposti e più ricattabili (disoccupati, sottoccupati, lavoratori in nero) e che, attraverso l’azione di questo Ministero, potessero essere evitati e puniti quei soprusi che rendevano ricattabili proprio i più deboli.

Forse alcuni di noi avevano un’idea un tantino romantica dei propri compiti, ma come Lei ben saprà “i giovani sono dei folli” e la follia dei giovani spesso si scontra contro il muro degli interessi di potere.

Di fatto, in questi ultimi vent’anni abbiamo assistito allo scientifico smantellamento del Ministero del Lavoro accompagnato da una progressiva sottrazione di compiti istituzionali, tutta al servizio di un mondo imprenditoriale dove le garanzie e le sicurezze sul lavoro devono essere cancellate in nome del profitto. Dopo l’abolizione delle normative relative al collocamento al lavoro, la svendita ad altre Amministrazioni delle ispezione alle cooperative, l’atto finale è stato lo smembramento di quello che restava del Ministero in tre diversi Enti.

Oltre al Ministero, oggi abbiamo ANPAL, formato da parte di personale della nostra ex amministrazione e personale ex ISFOL con contratti diversi ma eguali funzioni; un ente di cui si stenta a distanza di tre anni a comprendere quali ne siano i compiti e quale ne sia l’utilità.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nato a seguito di mille promesse (di cui nessuna mantenuta); promesse che hanno caricato di aspettative i lavoratori impegnati nell’ispezione sul lavoro e a supporto ad essa.

In tempi non sospetti avevamo detto che le riforme non si fanno a costo zero e che chi compie determinate operazioni le fa per distruggere e non per costruire.

Sono testimonianza di questo anche gli ultimi interventi del Capo dell’ Ispettorato del Lavoro e del Direttore Generale dell’ INAIL che, nel dichiarare le gravi carenze di personale, risorse e strumenti al servizio delle due strutture, confermano l’impossibilità di agire con efficacia sui territori nel contrasto al lavoro nero, al caporalato e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro; infortuni che da vent’anni hanno come risultato una vera e propria mattanza di lavoratori.

Si muore senza protezioni, contratto e tutele; si muore travolti dal vento su una gru fatiscente; si muore in quattro avvinghiati, soffocati e seppelliti dai liquami; si muore mentre si spegne un incendio senza copertura INAIL; si muore nei campi di raccolta, sulle piste dell’ aeroporto e nei capannoni stroncati dal caldo; si muore uccisi dallo strozzinaggio della Catena Agroalimentare e della Grande distribuzione; si muore dei veleni dentro e fuori dalle fabbriche e seppure riteniamo imputabili di questa carneficina leggi infami che, nel corso degli anni, hanno cambiato le regole sugli appalti, il ruolo dell’ispezione sul lavoro ( che oramai si pesa sul concetto di quantità e non di qualità) e disinnescato tutele e diritti, rendendo i lavoratori più ricattabili e più deboli, restiamo convinti che una azione più efficace di questa Amministrazione possa salvare ancora qualche vita, tutelare i diritti, riprendere a coltivare quel “senso di appartenenza” che oggi sembra mancare, nonché a rendere, in parte, giustizia ad una Costituzione che pervicacemente alcuni, come questa O.S., continuano a rivendicare sia “fondata sul lavoro”.

 

Roma, 12 novembre 2019

 

per USB/P.I. Coordinamento Nazionale Lavoro, INL e ANPAL

Claudio Sabani

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