Tavoli tecnici e pancia vuota? No grazie!

Roma -

Lo smantellamento dello stato sociale e la distruzione dei servizi pubblici resi ai cittadini passa inevitabilmente attraverso lo sradicamento, la lesione e la compressione di diritti e tutele dei lavoratori. Tutto questo per portare a compimento quel processo di privatizzazione della pubblica amministrazione divenuta anch'essa terra di conquista degli interessi internazionali dei poteri forti economici, politici e finanziari.
In questo contesto vanno calati il Jobs Act ed i successivi decreti attuativi tra cui il dlgs n. 149/2015 istitutivo dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro con cui si minano, nel tentativo di farle esplodere, le fondamenta dei diritti di tutti i lavoratori, senza distinzione tra privato e pubblico impiego; per raggiungere questo obiettivo si usa il grimaldello dell’annullamento, mascherato da innovazione, di diritti e attività lavorativa di coloro che dovrebbero lavorare per la tutela di tutti i lavoratori, gli ispettori del lavoro e il personale amministrativo che li supporta.


L'USB dice NO!


Che ne è stato di quanto scritto nel protocollo di intesa firmato, non da USB, il 15 gennaio 2017? Infatti,  dove l’attribuzione delle risorse economiche assegnate al bilancio dell’Agenzia? Quando il tavolo di confronto permanente volto all’individuazione “di risorse e percorsi che consentano un miglioramento dei servizi”? E il tavolo tecnico composto da Ispettorato, INPS e INAIL “dedicato alle problematiche tecnico giuridiche sul funzionamento dell’Agenzia”? Quando si è parlato dell’individuazione dei percorsi formativi, come indicato sempre nel protocollo d’intesa? E poi progressioni economiche, FUA 2017, nuovi profili professionali, riqualificazione e formazione del personale?


Tutto fumo negli occhi al quale USB non ha creduto fin dall’inizio.


L’Unione Sindacale di Base, differenziandosi e prendendo le distanze, non intende farsi complice della danza dei sette veli di Salomè per avere in cambio testa, dignità e diritti dei lavoratori.


Infatti, il tavolo tecnico, apparecchiato l’ultima volta il 3 maggio scorso ha riguardato la materia dell’orario di servizio/lavoro e delle relative modifiche tutte pensate nell’ottica della quantità sanzionatoria e non della qualità dell’attività ispettiva e della tutela effettiva dei lavoratori.


Il documento presentato il 3 maggio promette libertà di scelta della collocazione oraria della prestazione lavorativa tra le 7.30 e 19.30 stabilendo, al contrario di quanto richiesto da questa O.S., che l’ispettore non è libero di scegliere “salvo straordinarie esigenze di coordinamento con altre unità ispettive, così come avviene nel caso di attività di vigilanza per cui si rende necessaria la compresenza di unità ispettive ulteriori rispetto alla consueta coppia” e sempre avendo come fine la “massima produttività”


Innanzitutto “produttività”. Su nessun tavolo si è parlato di cosa intenda l’amministrazione per produttività, di quali strumenti intenda fornire gli ispettori per il raggiungimento della stessa e quali gli obiettivi per realizzare la tutela effettiva dei lavoratori, unica principale mission dell’attività ispettiva come lucidamente sosteneva Turati.


Poi “orario di lavoro a scelta dell’ispettore”. Sempre più spesso quelle che un tempo erano esigenze di coordinamento straordinarie sono diventate all’ordine del giorno proprio perché più produttive, nel senso in cui questo termine ha valore per l’amministrazione; quindi in previsione non è da escludere che la libertà di scelta dell’orario di lavoro da parte del singolo ispettore diventerà l’eccezione e l’orario di lavoro programmato, predefinito, imposto dall’amministrazione la regola operativa e l’ispettore sarà sempre più spesso, al di là di ogni sua volontaria scelta, d’imperio programmato nelle fasce orarie più produttive per l’amministrazione a discapito della tanto pubblicizzata “conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. Tutto questo, volendo essere visionari, può essere l’anticamera per la previsione di vere e proprie turnazioni.


Allora la materia oggetto dei tavoli tecnici, pur formalmente riguardando l’orario di servizio, nei fatti incide in maniera sostanziale sull’orario di lavoro e, pertanto, l’unica sede legale in cui discuterne è quella contrattuale.


La previsione della collocazione della durata giornaliera della prestazione di lavoro nell’arco compreso tra le 7.30 e le 19.30, prospettata come un’innovativa attenzione alla conciliazione dei tempi vita-lavoro, determina proprio quelle conseguenze nefaste che l’Unione Sindacale di Base intende contrastare più in generale: alienazione dei lavoratori e dispersione della coscienza e identità di classe.


La proposta flessibilità da pseudo liberi professionisti, infatti, appare allora l’anticamera dell’alienazione del lavoratore che da dipendente diventa imprenditore di se stesso divenendo vittima sia di isolamento operativo e sociale sia di un sistema produttivo simile al cottimo in cui rincorrere la produttività secondo tempi di consegna e numero di prestazioni stabilite.


E ancora: se gli ispettori del lavoro, gli ispettori INPS e gli ispettori INAIL sono un unico corpo ispettivo, infatti la legge istitutiva dell’INL così prevede, perché lo svolgimento della prestazione lavorativa, e non solo, viene trattata separatamente?


Quale, poi, la contropartita economica per tale stravolgimento organizzativo?


Nulla di più che i soliti “fondi” e “fondino” vergognosamente autofinanziato su una percentuale degli introiti per le incassate maxisanzioni.


L’Unione Sindacale di Base rivendica, invece, per tutti i lavoratori salario accessorio, indennità per compiti e funzioni svolte, ma non riconosciute, a differenza di quanto correttamente accade per i colleghi INPS e INAIL.


L’intero impianto dell’attuale Agenzia che risponde direttamente alle scelte politiche della Presidenza del Consiglio non può essere condiviso da un sindacato sì da sempre al fianco dei lavoratori pubblici ma anche con uno sguardo attento ai servizi pubblici dagli stessi resi ed alla legalità.


L’Unione Sindacale di Base fin dall’inizio contraria alla deriva istituzionale avviata con il Jobs Act continua a rilevare l’insostenibilità delle proposte dell’INL presentate sui recenti tavoli tecnici dissentendo dal coro di quanti, ormai allineati, con la propria sottoscrizione concorreranno al mancato riconoscimento dei diritti dei lavoratori tutti.
                        
USB P.I. Coordinamento Ispettorato Nazionale Lavoro

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