DPL Bologna. Notturno e dintorni

Bologna -

Dopo le “infuocate” assemblee ed incontri con l’amministrazione dei giorni scorsi, proviamo, con più calma, a tornare sull’argomento lavoro notturno e sui suoi, purtroppo ampi, dintorni.

 

Vediamo cosa prevedono gli accordi nazionali sull’orario di lavoro, visto che è a questi, e solo a questi, che ci si può riferire quando si parla di ispezioni notturne e conseguente orario di lavoro del personale ispettivo.

 

L’accordo nazionale di Amministrazione del 5/3/02 sulle tipologie e articolazioni degli orari di lavoro in attuazione dell’art.17 del CCNI di Amministrazione e la conseguente circolare ministeriale n. 22/02 definiscono chiaramente gli obblighi contrattuali in ordine a:

orario di servizio ( periodo di tempo giornaliero necessario per assicurare la funzionalità delle strutture degli uffici e l’erogazione dei servizi all’utenza): “si articola su cinque giorni alla settimana dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 18,30 per gli uffici periferici e dalle 7,30 alle 20,00 per l’Amministrazione Centrale. E’ invece compito dei Dirigentipreposti alle DRL e alle DPL, individuare nell’ambito della succitata articolazione, l’orario di servizio che meglio risponda alle esigenze dell’amministrazione in relazione agli obiettivi da realizzare ed alle prestazioni da assicurare, garantendo il rispetto delle esigenze del personale e dell’utenza………

L’effettuazione della prestazione lavorativa nella giornata del sabato e’ ammessa esclusivamente per gli Uffici del Ministro (…) nonché per il funzionamento del presidio presso il Servizio Ispezioni qualora attivato (ed appositamente regolato dall’art.12 del CCNL).

orario di lavoro: l’orario ordinario di lavoro, (periodo di tempo giornaliero durante il quale, nell’ambito dell’orario d’obbligo contrattuale, ciascun dipendente assicura la prestazione lavorativa in funzione delle esigenze derivanti dall’articolazione dell’orario di servizio e di apertura al pubblico)  e’ di 36 ore settimanali, articolato su cinque giorni o sei giorni  DALLE 8,00 ALLE 14,00 e l’orario di lavoro MASSIMO GIORNALIERO E’ DI NOVE ORE, COMPRENSIVE DELLE PRESTAZIONI DI LAVORO STRAORDINARIO A QUALSIASI TITOLO EFFETTUATE”

L’accordo in questione si applica indistintamente a tutti i dipendenti dell’amministrazione e non si rilevano regimi particolari per il personale ispettivo.

 

Da nessuna parte dell’Accordo del 05/03/2002 si può perciò desumere l’obbligo da parte dei lavoratori ad espletare lavoro in orario notturno, o festivo, seppure in regime di straordinario, che resta pertanto al di fuori quindi di qualsiasi previsione contrattuale.

 

In passato, si è fatto ricorso alle ispezioni notturne richiedendo al personale ispettivo una prestazione di lavoro in regime di straordinario che, a nostro avviso, va a violare almeno due norme contrattuali:

 

1a)             la prestazione di lavoro straordinario viene richiesta al di fuori dell’orario di servizio dell’ufficio (7.30-18.30)

 

2a)             si fa ricorso al lavoro straordinario come “fattore ordinario di programmazione” del tempo di lavoro per fronteggiare situazioni di lavoro normali. Non è infatti pensabile che improvvisamente si scopra come la tal Ditta, oops, operi di notte, fronteggiando invece tale normale situazione di lavoro con il sistematico ricorso allo straordinario.

 

Non crediamo sia qui necessario ribadire come l’obiettivo di una maggior tutela dei lavoratori e la lotta al lavoro nero ed alle generalizzate condizioni di insicurezza dei luoghi di lavoro, siano obiettivi condivisi e richiesti a gran voce da parte della nostra stessa organizzazione sindacale.

 

Quello che ribadiamo con altrettanta forza è che in mancanza di concreti strumenti e risorse adeguate, tali obiettivi rimangono mere enunciazioni di principio, in continuità con l’ormai insostenibile politica delle “nozze con i fichi secchi”.

 

E’ semmai da valutare positivamente la sensibilità dimostrata in passato dai colleghi nell’aderire alla richiesta di svolgere lavoro notturno in tali condizioni; ma non è pensabile che la lotta al lavoro nero, la vigilanza sul lavoro e più in generale la funzionalità della PA possa ricadere sulle spalle del singolo lavoratore.

Come non è più sostenibile che tali richieste vengano dirette al singolo lavoratore senza una preventiva ed adeguata informazione alle oo.ss. sulla natura dell’operazione e sulle condizioni in cui andrà ad operare il personale ispettivo.

 

Sarebbe ora di smetterla di svolgere il ruolo dei “fichi secchi” e pretendere invece un accordo nazionale che regolamenti lo svolgimento delle ispezioni notturne con adeguate risorse finanziarie messe in campo dall’amministrazione, risorse che non possono certamente essere attinte dal FUA, il “sacco bucato” del salario di tutti, da cui l’amministrazione prova ad attingere per risolvere i suoi problemi organizzativi.

 

Del resto la “politica dei fichi secchi” non è certo peculiarità del Ministero del Lavoro, né l’argomento, le ispezioni notturne, è una particolarità di questa amministrazione. Interessanti e significativi ci paiono almeno due comunicati prodotti in altro comparto, le Agenzie fiscali, che è possibile visionare dal sito agenzifiscali.rdbcub.it

 

La problematica “ispezioni notturne” ne richiama immediatamente un’altra.

Anche se è gia sancito a livello internazionale che l’amministrazione dovrà adottare “le misure necessarie per rimborsare agli ispettori del lavoro ogni spesa di trasporto ed ogni altra spesa necessaria all’esercizio delle loro funzioni”, di tali misure nulla si è mai visto.

 

L’amministrazione non fornisce al personale ispettivo alcun mezzo di trasporto se non i mezzi pubblici di trasporto locale, per i quali in molte province non è in vigore alcuna convenzione e il personale si trova quindi costretto ad anticipare il costo del biglietto; per i treni, invece, occorre sempre anticipare il costo del biglietto.

 

Nell’ultima finanziaria il Governo ha definitivamente eliminato le auto che erano ancora in dotazione a pochissime DPL, come a sancire il principio che l’auto non serve per fare ispezioni.

In contemporanea però sono iniziate pressioni di vario genere da parte dei Dirigenti affinché i lavoratori mettessero a disposizione la propria di auto, senza prevedere alcun rimborso che andasse oltre il mero quinto della benzina, oltre che richiedere loro di farsi anche carico dei colleghi sprovvisti di patente o di auto.

 

Persiste invece il modellino di “richiesta di uso del mezzo proprio”, dove si solleva l’amministrazione da ogni responsabilità derivante dal predetto utilizzo.

Richiesta di uso del mezzo proprio? Come se usare l’auto propria sia un privilegio personale e non una necessità dell’amministrazione.

Tale modellino sarebbe invece da sostituire immediatamente con un modello da compilare a cura dell’amministrazione, in cui la stessa richiede gentilmente al dipendente di mettere la sua auto a disposizione dell’ufficio, con la conseguente offerta economica proposta per tale “scambio”.

 

Cosa succede se occorre effettuare ispezioni in luoghi dove i mezzi pubblici non arrivano? Come si fa ad accedere ai cantieri delle grandi opere pubbliche dove i mezzi pubblici sono lontani decine di chilometri ed agli stessi si accede per impervie strade sterrate? Come si arriva ai campi coltivati di aziende agricole che, notoriamente, non si trovano nei cortili del centro storico?

 

Vogliamo parlare della pretesa di svolgere ispezioni notturne completamente privi di mezzi di trasporto, visto che i mezzi pubblici, di notte, non circolano e si tratterebbe di vagolare, borsina alla mano, per centri, periferie e zone industriali deserte, di città e paesi? Roba da ridere se riuscissimo a mettere da parte i rischi connessi alla sicurezza e “l’autorevolezza” della funzione che un tale spiegamento di mezzi esprime.

 

Se le auto che le DPL avevano in dotazione presentavano un costo insostenibile per l’erario, figuriamoci quanto insostenibile sia l’usura delle auto di famiglia del personale ispettivo, che non ha mai usufruito di alcuna agevolazione fiscale per l’acquisto e per l’utilizzo.

 

RdB/CUB PI - DPL Bologna

 

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