C'E' CHI LAVORA E C'E' CHI CHIACCHIERA

È COSI’ O SIAMO DI FRONTE ALLO SMANTELLAMENTO DELLA

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ?

 

Roma -

documento-analisi della Conferenza "DAL PUBBLICO IMPIEGO UN’ OPPORTUNITA’ DI SVILUPPO - Un’analisi dell’evoluzione della Pubblica Amministrazione alla luce dell’ultimo Conto Annuale 2005 della Ragioneria Generale dello Stato" - Roma, martedì 9 gennaio 2007

 

 

Siamo di fronte ad un campagna diffamatoria e criminalizzante contro i pubblici dipendenti, presentandoli come fannulloni e parassiti, in realtà il vero obiettivo è la pubblica amministrazione da colpire nella sua funzione sociale di garanzia dello stato sociale e dei rapporti tra stato e società per introdurre un nuovo modello. Un modello subordinato alle esigenze di competitività delle aziende e alle scelte politiche del governo, non più garante di uno stato sociale affidato al mercato. Così si recuperano le risorse erogate alla pubblica amministrazione e si trasformano in profitto diritti e garanzie sociali, un vero affare che trova facilmente catoni che si scagliano contro l’infame dipendente pubblico. La scelta dell’inefficienza della pubblica amministrazione per garantire i privati viene così pagata dal dipendente pubblico che si trova ad essere criminalizzato e rischia persino il proprio posto di lavoro, la colpa, aver creduto di lavorare al servizio dello stato.


ALCUNE IDEE PER DIFENDERE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E RILANCIARNE LA FUNZIONE SOCIALE:


· È NECESSARIO INDIVIDUARE UNA NUOVA FUNZIONE PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E UN NUOVO MODELLO?
La necessità di una nuova dimensione sociale della P.A. è senz’altro indispensabile ma :
- un conto è razionalizzarla per renderla più vicina al cittadino e consentirgli di esercitare diritti e utilizzare servizi sociali quali realizzazione di diritti universali derivanti da un patto sociale 
- un conto è trasformarla in uno dei tanti servizi di un modello sociale funzionale al profitto e al sostegno di una competitività che è la forma moderna del vecchio assistenzialismo all’industria paesana. Un nuovo modello di P.A. è quella di renderla a misura di cittadino.


· È COLPA DEGLI OPERATORI FANNULLONI SE LA P.A. NON FUNZIONA?
O dello stato di abbandono in cui è volutamente tenuta l’amministrazione pubblica, gestita come luogo di clientele per il sottobosco politico e la circolazione di capitali di non sempre percorso trasparente come dimostrano gli innumerevoli scandali di cui siamo spettatori e vittime.


· LA P.A. HA PROPRI STRUMENTI DI GOVERNO O SERVE UNA STRETTA REPRESSIVA?
La P.A. ha tutti gli strumenti di gestione e controllo, dall’impianto disciplinare alla possibilità di licenziamento per giusta causa, alla mobilità volontaria e di ufficio, alla cassa integrazione a cui corrisponde la messa in disponibilità. Evidentemente quello che si vuole è un controllo senza regole degli operatori e dei servizi da essi erogati, allora si sollecitano misure eccezionali che non servono, basta applicare quelle che ci sono.


· GLI OPERATORI DELLA P.A. SONO TROPPI, E IL PRECARIATO?
Gli organici attuali sono sottostimati e sono stati formati dal blocco delle assunzioni che si protrae da anni, quindi non in maniera analitica e mirata. La carenza di organico è diffusa in tutti i comparti e diventa scandalosa in situazioni coma la sanità. Ma se gli operatori sono in eccesso perché il precariato ha assunto le dimensioni attuali? Non riteniamo possibile affermare che sono stati assunti i precari perché gli operatori stabili non hanno voglia da lavorare e allora li affianchiamo con dipendenti ricattabili che sono costretti a sopperire alla mancanza di voglia di lavorare. Se questo fosse ci troveremo davanti ad un omissione dei propri doveri istituzionali proprio da parte di chi governa che, pur avendo gli strumenti normativi per costringere i riottosi al lavoro, non lo hanno fatto. In realtà attraverso il ricorso alle esternalizzazioni si è costruita una pubblica amministrazione depubblicizzata parallela che ha svuotato di funzione i servizi istituzionali rendendoli superflui insieme agli operatori che vi lavorano. L’esternalizzazione ha istituzionalizzato il precariato e precarizza gli operatori stabili che sono collocati in servizi esternalizzati, ha creato un nuovo ambito di clientelismo e di finanziamento occulto reso più difficile all’interno della P.A. dalle inchieste fatte.


· LE RELAZIONI SINDACALI NELLA P.A.
Sono assolutamente inadeguate, indirizzate unicamente verso organizzazioni come CGIL CISL UIL, completamente istituzionalizzate e ormai in via di trasformazione definitiva con la gestione dei fondi pensione. Dei veri e propri broker che con i soldi dei lavoratori giocheranno a fare gli imprenditori. Le RSU sono paralizzate dai lacco a laccioli inventati con i regolamenti interni rendendo i singoli delegati mere comparse. La libertà sindacale è in pericolo, si impedisce la vita di organizzazioni sindacali alternative istituendo l’obbligo della firma dei contratti e degli accordi per poter esercitare la propria attività. Perché si ha paura di un confronto vero con i lavoratori e i propri rappresentanti ch3 gli stessi si scelgono liberamente.


· LA SCELTA DELLE TRASFORMAZIONI, PRODUTTIVITA’, LIBERALIZZAZIONI
È una scelta liberista di smantellamento della macchina statale quale garante dei rapporti sociali, della redistribuzione della ricchezza attraverso l’erogazione di servizi e prestazioni di carattere universale e gratuito. Le liberalizzazioni affidano al mercato la definizione del nuovo patto sociale all’interno del quale sj ha diritti se sei un consumatore e non più se sei un lavoratore. E si che per consumare si ha bisogno di un reddito che però non deriva più dal lavoro stabile ma dalla propria disponibilità ad adeguarsi alle esigenze del mercato, senza diritti e senza garanzie. La misura della produttività della P.A. è funzionale solo alla logica imprenditoriale, la semplificazione amministrativa è solo un alibi per consentire una riduzione di servizi e organici.


· IL MEMORAMDUM(in allegato il testo della bozza)
Devasta l’impianto normativo della P.A. distruggendone i meccanismi di autonomia e si assume come modello quello dell’impresa, con una dirigenza decisionale e decisionista che scardina le garanzie normative e introduce il rapporto fiduciario individuale. Più che una riforma della P.A. è un vero e proprio colpo di mano che viene consentito dall’assenso di CGIL CISL UIL con l’introduzione rapida dei fondi pensione e del tfs nel pubblico impiego. Ogni cosa ha il suo prezzo.


· L’AUTHORITY PER LA VALUTAZIONE DELLE STRUTTURE E DEL PERSONALE PUBBLICO.
È l’organismo esterno che realizza il progetto contemplato nel memorandum, definitivamente esautorata la dirigenza della P.A. questo ente assume caratteristiche maccartiste per una nuova caccia alle streghe. Una nuova condizione che non lascia ombra sulla reale volontà de governo.


· LA DIRIGENZA DELLA P.A.
Ha una sua responsabilità storica, quella di aver sempre prestato ascolto alle logiche dei partiti politici e non agli utenti e ai lavoratori, scelta con meccanismi di garanzia politica di cui l’attuale spole system è la versione più raffinata, ora rischia una resa dei conti perché non più funzionale ai processi di trasformazione. Tra una dirigenza prodotta dall’interno in maniera clientelare e una imposta dall’esterno, ci deve pur essere una via di mezzo che garantisca professionalità, conoscenza, affidabilità, imparzialità e correttezza.


· TFS
La trasformazione della liquidazione in capitale di rischio ipoteca anche la vecchiaia di questi operatori, fannulloni si ma il loro denaro accantonato fa gola per costruire la famosa competitività del sistema paese.


· CONTRATTI
I contratti di lavoro non hanno più alcuna scadenza fisiologica, vengono rinnovati con proroga utilizzando poi il versamento degli arretrati come incremento assurdo del costo del lavoro. Senza contare la miriade di forme contrattuali inventate con frammentazione degli operatori, caduta delle garanzie, salario ridotto, diritti negati. E per rinnovarli fuori tempo e in ritardo è necessario ricorrere a forme di lotta che poi vengono annoverate come eccesso di conflittualità del settore che non ne consente l’efficienza e la funzionalità. Il nuovo modello contrattuale deve essere comprensivo della possibilità di confronto sulle trasformazioni in atto e sul modello dei servi della P.A. e non ridotto a scadenze temporanee senza discussione.


· UTENZA STRUTTURATA E UTENZA SOCIALE
L’utenza viene utilizzata come scudo per portare avanti i processi di destrutturazione della P.A., ricordiamo l’ultima denominazione in clienti. L’utenza strutturata è l’insieme delle associazioni, opportunamente finanziate, che rappresentano istituzionalmente le istanze dell’utenza sociale. Costruite sul modello americano, la loro indipendenza dalle forze politiche è del tutto immaginaria. Il loro compito adeguarsi ai progetti governativi, surrogare l’impegno diretto dei settori sociali, creare le condizioni nell’opinione pubblica per costruire consenso alee scelte politiche. Quasi sempre contro i lavoratori pubblici dipinti come coloro che negano servizi e diritti. L’utenza sociale che per problemi di reddito dipende unicamente dalla funzionalità della P.A. viene tenuta in secondo piano, costretta a richiamare l’attenzione con esplosioni di rabbia che naturalmente vengono censurate. L’utenza di sportello è quella che condivide ogni giorno i problemi dei lavoratori pubblici ed è sensibile alle loro battaglie per l’efficienza della P.A..


· I LUOGHI E GLI AMBITI DEL CONFRONTO
Il confronto sindacale sulle trasformazioni è praticamente inesistente. La nuova concertazione come scelta di confronto, in realtà è un processo di ridimensionamento della presenza sindacale nel paese trasformandone funzione e natura. I fondi pensione sono l’elemento di svolta di questa trasformazione, il confronto sindacale si fa selezionando coloro che sono interni al progetto e discriminando coloro che non lo condividono. I tavoli tecnici sono ininfluenti e si presentano come una semplice rappresentazione del confronto, le decisioni vengono prese altrove e il consenso diventa obbligato. Come si può confrontarsi se o si può influire sulle decisioni, ma solo ratificarle.


Dati della Ragioneria dello Stato rielaborati in riferimento agli anni 2001 –2005:
· TABELLA 1
Si analizzano i dati sul numero dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato e con contratti precari nel periodo 2001 e 2005 nei diversi comparti con le variazioni nel quinquennio preso in esame.
· TABELLA 2
Si presentano i dati relativi alle assunzioni e alle cessazioni negli anni 2001/2005 con le variazioni riferite al, 2005.
· TABELLA 3
I dati fanno riferimento ai lavoratori con contratti a tempo indeterminato e con contratti precari nei rispettivi comparti nell’anno 2005 e verificano la distribuzione del personale e del costo del lavoro nei rispettivi comparti.
· TABELLA 4
I dati considerano il costo del lavoro al 2005 generale per comparto in euro e il costo unitario medio per unità.

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