Pubblico Impiego Ministero del Lavoro e Politiche Sociali

SALVARE I DIRITTI DEL LAVORO

SALVARE LE DIREZIONI DEL LAVORO E LE FUNZIONI DELLA VIGILANZA

Roma -

Dopo il 7 marzo 2015 …

- Ti hanno assunto? - Hanno trasformato il tuo contratto a tempo determinato o di apprendistato in contratto a tempo indeterminato?

- Cambi datore di lavoro a seguito di un cambio di appalto?

- Ti licenziano e ti riassumono per usufruire delle agevolazioni contributive triennali?

Se ti è successo, ti succede o ti succederà una di queste cose, sappi che sul lavoro non hai e non avrai più alcun diritto.

Se hai uno dei tanti contratti atipici, sappi che per te non cambierà mai nulla, tranne il fatto che ti hanno sottratto addirittura la speranza.

Se chiedi che ti sia pagato quello che ti spetta, che ti siano versati i contributi;

se chiedi di lavorare senza mettere a rischio la tua sicurezza e la tua salute, di godere del riposo settimanale, delle ferie e di qualsiasi altro diritto;

se ti rivolgi al sindacato, il tuo “padrone” potrà licenziarti con una qualsiasi scusa, per quanto sproporzionata e ridicola.

Con il Jobs Act e con il contratto a cosiddette “tutele crescenti” (meglio sarebbe parlare di “tutele morenti”) il governo Renzi-Sacconi-Marchionne ha messo il bavaglio alla stessa magistratura, che potrà, al massimo, farti risarcire con una penale ridicola.

Con i licenziamenti collettivi il “padrone” potrà impunemente procedere alla decimazione compilando le liste di proscrizione degli indesiderati, cavandosela anche in questo caso con una “buonuscita”.

Sempre con il Jobs Act sarà consentito al padrone di demansionarti e di controllarti a distanza e tu resterai indifeso.

Sì, perché è vero che ci sono ancora le leggi che stabiliscono quei diritti, ma tu non avrai modo di chiedere il loro rispetto. Il Jobs Act ha previsto anche questo.

Da una parte, dal cilindro del governo Renzi-Sacconi-Marchionne salta fuori l’Agenzia Unica dell’Ispezione del Lavoro e, dall’altra, si chiudono le Direzioni Territoriali del Lavoro del Ministero del Lavoro. Gli uffici dello Stato, dove un lavoratore può rivolgersi per denunciare il mancato rispetto di quelle leggi che tutelano i suoi diritti, per informarsi su di essi, per avere un tavolo istituzionale in cui confrontarsi sulle mille problematiche collegate al rapporto di lavoro, vengono cancellati con un rigo di legge, dimostrando anche logisticamente come i diritti dei lavoratori siano per questi signori orpelli del passato da rottamare.

Sì, perché l’Agenzia Unica dell’Ispezione del Lavoro che viene presentata, senza alcuna reale base funzionale, logistica e strumentale, ha come punti cardine non negoziabili il fatto che sia nazionale con diciotto sedi regionali e che sia diretta dal centro, in stretta osservanza degli ordini del governo.

Se e come un lavoratore possa avere modo di rivolgersi all’agenzia (senza magari dover fare un centinaio di chilometri) non è neanche una questione che viene presa in considerazione.

Gli ispettori per questi signori sono solo numeri, non sono chiamati a garantire il rispetto delle leggi a tutela del lavoro, ma solo a produrre i…“numeri” che il governo gradirà siano prodotti, per l’equilibrio o lo squilibrio del sistema previdenziale o per reprimere un lavoro nero non più economicamente giustificabile dopo la trasformazione del “diritto del lavoro” in “arbitrio del padrone”.

 

CANCELLIAMO IL JOB ACT E RIPRENDIAMOCI I DIRITTI

Roma, 18 marzo 2015                                 USB Pubblico Impiego