L’AGENZIA DEL JOB ACT E IL DESTINO DEGLI AMMINISTRATIVI

Nazionale -

Come abbiamo già detto nei comunicati precedenti l’ Agenzia unica per l’ispezione del lavoro, non rappresenta certamente la soluzione per contrastare seriamente il lavoro nero o grigio, garantire una adeguata vigilanza per tutelare i diritti dei lavoratori, salvaguardare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro considerato anche il numero esiguo di ispettori tecnici che operano sul territorio nazionale.

Sono continuamente modificate sostanzialmente le norme in materia di legislazione del lavoro che in questi ultimi quindici anni non fanno altro che garantire impunità e profitto soprattutto alle imprese medio e grandi.

L’approvazione del job act rappresenta l’ultimo regalo in ordine di tempo e l’ Agenzia rappresenta lo strumento idoneo a garantirne l’applicazione. Inoltre, la costituzione dell’ Agenzia prevede la chiusura delle DTL e DIL facendo venir meno un riferimento sul territorio per lavoratori, imprese e cittadini considerate le competenze che tuttora sono in capo agli Uffici periferici del Ministero del lavoro.

Una parte del personale che attualmente lavora presso DTL e DIL  (1800 unità) sarà trasferito all’INPS, INAIL, prefetture e UTG, in ruolo sovranumerario, questo significa che i lavoratori che transitano nei suddetti Enti, in caso di revisione della spesa pubblica con taglio del personale, cosa verosimile, saranno i primi a essere messi in mobilità.

Per ruolo soprannumerario, infatti, s’intende che tutti questi lavoratori non saranno ricompresi nelle piante organiche di quegli Enti e potranno essere considerati immediatamente in esubero !!!

Negli incontri, ad oggi, avvenuti con i rappresentanti dell’ Amministrazione e il Segretario Generale nessuna assicurazione sul futuro di questi lavoratori è stata fornita, così come, nessuna progetto relativo al futuro assetto e relative funzioni sono state specificate per quanto riguarda quel che resterà della struttura del Ministero del Lavoro. E’ evidente, quindi,  il rischio concreto che ai 1800 lavoratori sopra citati altre centinaia dell’Amministrazione Centrale potrebbero essere aggiunti, venendo meno quelle funzioni e quei compiti legati alla gestione amministrativa, contabile e tecnica legata agli Uffici Territoriali del Ministero.

Questo processo di dismissione di funzioni e personale coinvolgerà tutti, in particolare, e come è evidente, il problema maggiore investe tutto il personale amministrativo. Parte dei lavoratori che, con varie qualifiche, saranno trasferiti alle Agenzie, indipendentemente dai criteri per l’individuazione del personale, essendo 18 le sedi territoriali, saranno costretti quotidianamente a

 

 

notevoli spostamenti  per raggiungere la nuova sede di servizio mentre per circa 2000 di loro si prevede un destino incerto e che, a nostro avviso, può realizzarsi, in breve tempo, con la messa in mobilità, così come previsto dal CCNL.

A tal proposito bisogna ricordare che per messa in mobilità s’intende l’allontanamento dal posto di lavoro per un periodo massimo di due anni con riduzione della retribuzione all’ 80% lordo (60% reale) e se nel corso di questo lasso di tempo non si trova una ricollocazione per il lavoratore il rapporto di lavoro deve ritenersi estinto.

 

Quindi esiste il pericolo che i 2000 circa lavoratori amministrativi che dovrebbero transitare presso le sedi di INPS, INAIL e Prefetture rischino, a breve, di aggiungersi ai 21000 delle Province, già di fatto, in situazione precaria e ai 16000 esuberi della Difesa.

 

Al di là delle stucchevoli rassicurazioni di CGIL, CISL e UIL, utili solo alla campagna elettorale RSU appena conclusasi, i lavoratori amministrativi del nostro Ministero devono essere consapevoli che il rischio di esubero e mobilità coatta (sia intesa come spostamenti notevoli verso il luogo di lavoro, sia come messa a disposizione per due anni) è assolutamente reale e che la mobilitazione è assolutamente necessaria.

 

Roma, 12 marzo 2015              USB/P.I. Coordinamento Nazionale Lavoro e P.S.