“Fondino” INL: l’ultimo imbroglio della dirigenza nazionale

Nazionale -

Con un colpo di mano i vertici dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro si apprestano a liquidare il cosiddetto “fondino”, ovvero i famosi 10 milioni con cui era stato monetizzato quel rischio che aveva condotto tanti ispettori alla protesta ed al ritiro della disponibilità dell’uso del mezzo proprio nell’attività.
Senza alcuna copertura delle “vergogna” o delle “putenda” che dir si voglia, questi trenta denari, sotto l’altisonante definizione di “misure di incentivazione”, vengono autoritativamente ricondotti ad una forma premiale per coloro che più diligentemente si assoggetteranno ai voleri dei grandi capi.


Il D.M. a suo tempo varato, dava la titolarità della ripartizione dei fondi alla contrattazione decentrata. Ovvero ogni Direzione, oggi Ispettorato Territoriale, aveva la facoltà di stabilire in larga misura criteri e ripartizioni dei fondi a disposizione.

Già nel 2017, con la complicità delle stesse organizzazioni sindacali, che poi avrebbero sottoscritto quest’ultimo infame contratto a danno dei lavoratori, con un indebito accordo nazionale che rappresentava un palese abuso, questa stessa dirigenza aveva tentato di legare la liquidazione dell’incentivo alla produttività.


Ora - elencando le principali malefatte - con la bozza presentata in sede sindacale (cui quegli stessi sindacati complici di cui sopra, vogliono impedire all’USB di partecipare), a cifre invariate e senza che venga preso in considerazione l’apporto all’attività ispettiva del personale amministrativo, è previsto che una diversa quota percentuale per ogni categoria (che sarebbe l’unica cosa ancora da definire) sia riservata a coloro che svolgono un’attività di coordinamento dell’attività di vigilanza; al personale del contenzioso quando rappresenta in udienza l’ufficio ed al personale appartenente al Gruppo INFO-Vigilanza (!).


Come USB siamo sicuramene per l’estensione a chiunque di un qualunque istituto, ma non è accettabile che questo avvenga dalle tasche di qualcuno e non da quelle dell’amministrazione.


Il 5% del totale viene sottratto alla disponibilità dei Territori e trattenuto direttamente dal Nazionale per l’acquisto di beni strumentali.
Viene stabilito che l’erogazione dell’incentivo sia legata per il 50% all’espletamento di attività di vigilanza in orari serali o notturni ovvero nella giornata di sabato e domenica.


Un altro 25% sia legato allo svolgimento di almeno 10 giornate mensili di servizio esterno.


Mentre il restante 25% è subordinato all’adesione dell’ispettore al trasporto di “terzi” e ad essere “terzi trasportati”.


Scompare l’indennità legata alla messa a disposizione del proprio mezzo.
L’attribuzione autoritativa delle percentuali indica inequivocabilmente cosa questi signori vogliono incentivare, non certo l’ispezione di qualità ma quello stesso “mordi e fuggi” che, peraltro, tanto ha messo a rischio la stessa incolumità fisica del personale ispettivo.


In sostanza la dirigenza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro non ha nessun interesse e nessuna voglia che ad esempio, il caso del più grande deposito CONAD del centro-sud, dove 380 lavoratori su 400 sono formalmente assunti da una fantomatica cooperativa (vedasi la trasmissione Report); o il caso dei cantieri navali di Marghera, dove l’impresa si rifiuterebbe di fornire l’elenco degli appaltatori e dove gli ispettori vengono prelevati dai cancelli e condotti sul luogo dell’ispezione dai rappresentanti delle ditte che devono essere ispezionate (vedasi la stessa trasmissione Report); o le campagne di San Ferdinando in Calabria, dove i braccianti sono costretti a condizioni disumane e presi a fucilate; non ha alcun interesse ad incentivare l’ispezione del lavoro che serve.


Per fare le ispezioni nei casi appena citati non ha alcun senso effettuare accessi in orari disagiati e non ha sicuramente alcuna rilevanza l’essere disponibili al o ad essere “terzi trasportati”, occorre la volontà politica di perseguire il rispetto delle leggi poste a tutela del lavoro lì dove serve e non dove fa comodo a qualcuno.


Se un incentivo deve esserci all’attività ispettiva – ed è giusto che ci sia e coinvolga tutte, ma proprio tutte le figure che comunque contribuiscono – questo deve essere legato solo alla funzione e non a parametri che comunque non farebbero altro che squalificarla.


Come quelli fatti si possono fare migliaia di esempi, ma per il Capo Pennesi e la sua corte di dirigenti e sindacalisti gialli evidentemente le priorità sono altre, sono, come al solito, essere forti con i deboli ed invisibili per i forti.
Solo così si può giustificare l’idiozia logica che giunge a definire le misure proposte come un incentivo all’attività ispettiva.

              
USB/P.I. Coordinamento Nazionale Lavoro INL e ANPAL